Verso una “saggezza tecnologica”

di Antonio Calvani

La storia dell’introduzione delle tecnologie nella scuola presenta uno strano paradosso: è una storia tanto densa di fallimenti quanto di esaltazioni; tanto più eccitata appare la frenesia del momento innovativo tanto più estemporanea appare la durata dell’innovazione. La linea di ricerca che proponiamo1 tratteggia una strada diversa tra gli opposti poli della frenesia innovativa e della pregiudiziale tecnofobica; si può racchiudere nel seguente concetto: le nuove tecnologie offrono delle risorse significative, capaci di dare un contributo rilevante per una riconfigurazione positiva della didattica ma perché ciò possa avvenire occorre che vengano adeguatamente “situate” ed integrate con particolari condizioni extratecnologiche che vanno appositamente allestite, senza le quali la pura introduzione di tecnologica è destinata ad inaridirsi nel breve tempo.
Diversi sono gli scenari realistici che si prospettano. La prima possibilità è quella secondo cui tra nuove tecnologie e scuola non si verificherà, ancora per molti anni, alcuna interazione di rilievo, a dispetto di un inserimento “fisico” delle tecnologie e della retorica che attualmente l’accompagna: se si tiene conto che i ritmi di obsolescenza delle nuove macchine sono dell’ordine di 2-3 anni e i tempi di formazione pressoché equivalenti, in molti casi gli insegnanti non faranno in tempo a completare una iniziale familiarizzazione prima che i nuovi media siano già obsoleti o comunque in disuso.
La seconda possibilità riguarda l’ipertrofia tecnologica: i media entrano abbastanza nella scuola ma vengono usati in modo scarsamente pertinente. Si impiegano strumenti sofisticati in circostanze in cui è più pratico usarne di più semplici. L’ipertrofia tecnologica è del resto insita nella tecnologia stessa; si guardi word: esistono centinaia di funzioni che nessuno utilizzerà mai, quelle che servono effettivamente sono un numero assai ridotto. Si verifica spesso che l’insegnante tecnologizzato tenda incautamente a giustificare qualunque impiego del computer pensando che questo abbia comunque una qualche valenza educativa.
In genere ecco alcuni degli eventi che si verificano con alta frequenza durante l’impatto delle tecnologie nella scuola:
- Viene allestito un laboratorio multimediale senza prevedere il problema dell’assistenza tecnica; al primo virus o strumentazione che si guasta le apparecchiature rimangono inutilizzate anche per mesi.
- Si fa un corso di formazione secondo i “canoni” tipici della alfabetizzazione informatica: sistema operativo, ambienti software ecc. L’insegnante ha difficoltà ad afferrare la complessità tecnica di funzioni che in gran parte non hanno relazione con la propria attività didattica. Senza la possibilità di integrare immediatamente la formazione con la pratica didattica si dimenticano in breve le conoscenze acquisite nel corso.
- Un docente vuol costruire un prodotto multimediale con la sua classe. Si accinge a farlo con entusiasmo. Alla fine scopre con sconforto che il tempo impiegato (acquisizione digitale di immagini, progettazione dell’ipertesto, sua implementazione ecc.) è stato molto maggiore del previsto e che è stato tutt’altro che facile gestire una classe al lavoro…

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Antonio Calvani, Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Università di Firenze
(Convegno FIDAE, L’educazione multimediale nella scuola dell’autonomia, Roma febbr.2000)

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