La goccia d’acqua

29/09/2009

La goccia d’acqua

di HANS CHRISTIAN ANDERSEN

Conosci certamente una lente di ingrandimento, una specie di monocolo che rende tutto cento volte più grande di quello che è in realtà? Se la si prende e la si tiene davanti a una goccia d’acqua dello stagno, allora si vedono più di mille strani animaletti, che di solito non si vedono mai nell’acqua, ma sono lì e esistono davvero. Sembrano quasi un piatto pieno di gamberetti che saltano uno sull’altro e sono così feroci che si strappano a vicenda braccia, gambe, parti di dietro e di fianco, e ciò nonostante sono contenti e divertiti, anche se a modo loro.
C’era una volta un vecchio che tutti chiamavano Krible-Krable, perché questo era il suo nome. Voleva sempre ottenere il meglio da ogni cosa e, quando non era possibile, ricorreva alla magia.
Un giorno stava guardando attraverso la sua lente di ingrandimento una goccia d’acqua che era stata presa da una pozzanghera del fosso. Che formicolio si vedeva! Migliaia di animaletti saltavano, si strappavano e si divoravano a vicenda.
«Ma questo è orrendo!» esclamò il vecchio Krible-Krable «non è possibile ottenere che vivano tranquillamente e in pace, in modo che ognuno si preoccupi degli affari propri?» Meditò a lungo, ma non riuscì a trovare una soluzione, e allora ricorse alla magia. «Li colorerò» disse «così si potranno vedere meglio!» e versò nella goccia d’acqua qualcosa che assomigliava a una goccia di vino rosso, ma era sangue di strega, della migliore qualità, quello da due soldi. Così tutti quegli animaletti strani divennero rosa, sembrava una città di uomini selvaggi nudi.
«Che cos’hai lì?» gli chiese un altro vecchio mago, che non aveva nessun nome, e proprio per questo era così distinto.
«Se indovini» rispose Krible-Krable «te lo regalo, ma non è una cosa facile da indovinare, se non la si sa prima.»
Il mago senza nome guardò attraverso la lente di ingrandimento. Sembrava proprio una intera città, in cui gli uomini giravano nudi, e questo era ripugnante, ma era ancora più ripugnante vedere come si spingevano e si urtavano a vicenda come si pizzicavano, si mordevano e si facevano male. Chi stava sotto di tutti doveva arrivare sopra e chi stava sopra doveva passare sotto! “Guarda, guarda! le sue gambe sono più lunghe delle mie! Paf! via! Ce n’è uno che ha un piccolo bernoccolo dietro all’orecchio, un piccolo bernoccolo innocente, ma gli fa male e quindi deve soffrire ancora di più!” e lo fecero a pezzi lo tirarono e lo divorarono a causa di quel piccolo bernoccolo. C’era un tale fermo con una signorina, e entrambi desideravano solo un po’ di pace e di tranquillità, ma la signorina fu trascinata via, dilaniata e divorata.
«È proprio divertente!» esclamò il mago.
«Che cosa credi che sia?» gli chiese Krible-Krable «riesci a scoprirlo?»
«Si vede bene» rispose l’altro «è senza dubbio Copenaghen o una qualunque altra grande città; si assomigliano tutte! È certo una grande città.»
«No, è l’acqua del fosso» disse Krible-Krable.
FINE

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